Consiliul
Județean Cluj

România
100

Director fondator: Mircea Arman, 2015

Director fondator revista pe suport material: Ioan Slavici, 1884

weekly magazine in english,
romanian and italian

Compagni

 

Compagni

Il giorno in cui svanì
senza lasciare orma
fu il suo primo giorno aldilà della vita.

Lo riverirono
i compagni in attesa di argomenti
per ragioni future
stupiti di aver vissuto
i tempi passati
in religioso dissidio.

Ora segreta

I pini in collina respirano
l’odore salato della sera.
Audace il tuo tiepido calore
accanto al mio.
S’incontrano si fondono
come pulsazioni di vento
negli aghi dei rami
rimasti vivi d’inverno.
Si sgelano arcani sentimenti.
Ti vorrei ricordare così
nell’ora segreta.

Quaderno

Sente la respirazione malata della porta.
Guarda per un buco
le spine secche che germogliano
dentro: il suo amore
un nome sul quaderno di pietra.
Nelle sue pagine
s’addormenta il vento.
E non desiste: spinge l’angelo
che difende l’entrata. E trova
la piccola urna: la guarda
febbricitante. L’occhio appannato incarna
il suo amore segreto.

Innesto

La mano invisibile fruga
tra i meandri della vita.
Un’altra pagina si riapre
con una purezza eccessiva.
Al tocco
il piacere inonda
i sensi. Si ubriacano
si distendono come gatti.
Si è contenti:
l’innesto fa germogliare
tutto il suo ardore novello.

Il serpente

L’inizio e la fine, l’anello
che non tiene
diceva un poeta con diffidenza
manifesta.
Come tutti i poeti
figli del male.
Se la attacchi al chiodo
la diffidenza diventa un cerchio:
spezzata sparge le sue scaglie
luminose
a profusione.

Su campi

Su campi di neve
la pattuglia
porta in spalla
il legno per la croce futura.

Poi i compagni
del povero Cristo di turno
gli daranno il pietoso aceto
e una punta di lancia.

Anche stavolta
la storia non deve attendere
che si compia
il suo ciclo completo.

Gravità

Cammini scalzo
su schegge di vetro
arroventato.

Il pubblico applaude.

A fiato sospeso
segui la tua direzione
verso ovest.
E non ti accorgi
che l’asta che reggi per l’equilibrio
disegna insieme a te
il segno della croce sull’orizzonte
sconvolto
dalla forza di gravità.

Felicità

E la felicità rappresa
si addormenta tardi sullo stesso guanciale
carta soffocata da venti
che servono solo a indicare
sabbie mobili
progetti
mai giunti nel porto segreto.
Scopri stupito
ancora più raggomitolato in te
luoghi che ti vogliono parlare.
Falciato da un frantume di cielo
diventi un pezzo di pietra
sepolta
nell’archeologia del tempo impazzito.

Contributi

Avanzi di peccati
i miei contributi sociali:
alla fine restituirò
il regalo del vento
intrufolatosi
nelle mie ossa.

Qualcuno
registrerà i miei torti e gli errori
negli annali
quando la storia
non sarà se non un pretesto
per essere inventata.

Il cane

Il cane si spense nella sera
come un sole minuscolo.
Lo seguì non lo sparo
ma il ricordo della voce del padrone
che si librava nell’aria.
Abbaiò per l’ultima volta
e la notte rispose
con voce di solitudine ferita.
L’ululato
sfociò in un’eco sempre più flebile
che ormai è l’ultima sua traccia
solo nella mia
memoria ferita.

Cimitero

E fu lo stormo in volo
un ricordo bruciante:
vedevi come andavano i crostacei
arrostiti in fondo al mare
i serpenti scuoiati
intrisi di veleni
docili
più che mai
gli uomini.

E mormorasti insieme al sacerdote
l’antica preghiera
dura come pietra capace
di chiudere la buca scavata
nell’impassibile terra.

Il ronzio delle labbra filtrava
il fresco bollore
del trattenuto dolore.

Compleanno

Volevo farti gli auguri.
Però eri
un’ombra pallida sbattuta dal vento
là dove stavi sempre:
in mezzo alla campagna senza fine
dove la pioggia non cade dal cielo
scivola insieme alle nuvole
sulle strade di fango
ed è inghiottita subito
nei termitai dell’orizzonte.
Laddove qualche resto di stella
ci ricorda ancora con pantaloni corti
ed ha un odore acerbo.

Aprii la bocca
stesi una mano:
ma eri aria circospetta.

Assaporare la libertà

Assaporavo l’alito sottile della vita
aria di montagna filtrata tra gli scoppi delle bombe
e nelle retine serbavo
gli uccelli uccisi
come le foglie degli alberi.
L’assaporavo insieme a quelli
che decisero di tracciare sulle piante dei piedi
la carta di pietra dei maledetti generosi Balcani
che amavo.
Erano speranza
spezzata rinata nei fili spinati.
Insieme a loro vedevo il mare nel deserto
lo tentavo
con tante promesse e il deserto mare lo assaggiavo
come le mosche le mele spaccate al sole.
La libertà mi tormentava come le vie di sabbia
il beduino
era l’oasi dove potevo attingere
l’acqua devastante.

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